Introduzione
Origine del popolo giapponese
Durante il Pleistocene l'arcipelago giapponese era unito al continente da lingue di terra, che
probabilmente hanno permesso l'arrivo dei primi uomini primitivi. A conferma di questa teoria,
sono stati i ritrovamenti del 1948 a Iwajuku, nell'Honshu centrale: utensili di pietra rozzamente
scheggiati, risalenti a 200.000 anni fa. Nel Paleolitico il Giappone era abitato da popolazioni
protonegroidi mentre 20.000 anni fa incominciarono ad arrivare le prime ondate migratorie.
I più probabili antenati dei Giapponesi attuali giunsero nell'arcipelago nel Neolitico,
quando le lingue di terra erano già state sommerse dalle acque ed era possibile entrare nel paese soltanto
attraverso lo stretto braccio di mare che seperava il Giappone dalla penisola coreana oppure costeggiando
le catene di isole che dal sud o dal nord si incurvano verso l'arcipelago.
Gli abitanti dell'arcipelago coprono quasi tutta la gamma dei tipi razziali dell'Asia orientale e sud-orientale.
I tratti fisici che predominano sono quelli mongolidi del nord dell'Asia, ma sono vistosamente presenti
anche quelli malayo-polinesiani. Questa duplicità di apporti nella "razza" giapponese, si riscontra anche
nella lingua e negli elementi della cultura materiale più antica. La lingua giapponese appartiene,
insieme a quella mongola, coreana e turca, alla famiglia altaica, ma presenta però numerosi elementi
fonetici e semantici che sono propri degli idiomi dei Mari del Sud. La più antica cultura materiale
del Giappone deriva dalle culture uralo-altaiche, ma alcune caratteristiche provengono dai popoli
dell'Insulindia (ad esempio, le abitazioni giapponesi mostrano un forte influsso del tipo di casa
caratteristico dei malesi e dei polinesiani).
Gli Ainu
Misteriosa è la provenienza degli Ainu.
Molto probabilmente i loro antenati arrivarono 20.000 anni; furono tra i primi ad abitare l'arcipelago,
ma sicuramente da essi non discese il popolo giapponese.
Questi aborigeni, completamente diversi dai giapponesi e da qualsiasi altra popolazione,
risultano aver abitato un pò tutto il Giappone, fino a quando i Giapponesi incominciarono a cacciarli
sempre più a Nord, confinandoli in "riserve" nell'isola di Hokkaido.
Periodo Jomon (4.500 a.C. - 250 a.C.)
La ceramica fu introdotta in Giappone in tempi lontanissimi e nel neolitico è associata ad una cultura di cacciatori
e raccoglitori, che vivevano di selvaggina e di noci nelle zone montagnose e di pesci e crostacei
lungo le coste. La testimonianza più comune della loro esistenza è stato il ritrovamento di mucchi di
rifiuti, composti principalmente da conchiglie, intorno ai lughi da loro abitati. Le loro abitazioni
erano costituite da piccole capanne semisotterranee e i loro abitanti usavano utensili di pietra e d'osso,
fra cui anche ami da pesca e punte di arponi. Questo periodo è carattarizzato dalla produzione di un tipo
di ceramica fatta a mano, senza l'uso del tornio, non dipinta ma decorata con motivi cordati; il termine
Jomon significa infatti "disegno a corda". Particolari sono i dogu, statuine
di terracotta, ricche di accentuazioni degli attributi femminili, molto probabilmente simboli di
fecondità e usati in riti propiziatori di fertilità.
Periodo Yayoi (250 a.C. - 250 d.C.)
La cultura Jomon fu dispersa dall'arrivo di popoli "a cavallo". Non si sa esattamente che tribù fossero
ma molto probabilmente erano abitanti delle steppe che dalla Mongolia passarano nella Manciuria, attraversarono
la Corea e arrivarono in Giappone. Questo nuovo popolo conosceva a fondo l'agricoltura e recava con sè la
tecnica della coltivazione del riso mediante l'irrigazione. Il suo arrivo segnò l'inizio di una rivoluzione
sia etnica che tecnologica. La ceramica Yayoi - che prese questo nome dal quartiere di Tokyo dove furono rinvenuti
i primi resti - era di qualità superiore perchè fatta al tornio e prodotta in diverse forme e misure.
Questi nuovi abitanti del Giappone vivevano in capanne dal pavimento di terra, con una struttura di travi e pilastri
di legno ricoperta di paglia. Queste abitazioni si raggruppavano in villaggi situati nei fondovalli o nelle
pianure dove era possibile costruire risaie con argini e fossati d'irrigazione. Questa nuova popolazione portò
con sè il cavallo e la mucca ma soprattutto utensili per il lavoro agricolo (zappe, rastrelli, falcetti, ecc.).
I morti venivano deposti in urne di pietra o di terraglia e inumati in necropoli, lontano dai villaggi. La diffusione
della cultura Yayoi partì dalla parte settentrionale del Kyushu fino ad arrivare oltre la pianura del Kanto. Ma mentre
al nord dell'arcipelago continuavano a esistere popolazioni Jomon e Ainu, nella parte centrale e occidentale il
popolo Yayoi e la sua cultura si sovrappose con gli abitanti Jomon e si fuse con essi.
Nei primi siti Yayoi furono rinvenuti inoltre numerosi oggetti cinesi, come monete e specchi di bronzo, appartenenti alla
dinastia cinese Han (202 a.C.- 9 d.C.). Successivamente iniziarono essi stessi a fondere oggetti di bronzo di vario tipo
e uso; caratterisitche erano le grandi "campane" (dotaku) di bronzo e le sottili "armi" (doboko)
da cerimonia come lance, spade e alabarde, usate soltanto per fini simbolici. Infine, documenti archeologici dimostrano che le
popolazioni Yayoi erano organizzate in tribù, talvolta in lotta le une con le altre.
Periodo Yamato (250 - 710)
Perido Kofun (250-552)
Alcuni membri della tribù Yayoi che dominava sulla pianura Yamato, un'area altamente progredita
all'estremità orientale del Mare Interno, cominciarono ad erigere imponenti tumuli di terra, grandi
come colline, in qualità di monumenti funerei. Questi grandi tumuli, chiamati kofun dagli studiosi,
erano costruzioni imponenti, di massa superiore a quella delle piramidi d'Egitto: la tomba di Nintoku, la più grande, è lunga
circa 470 metri e alta più di 30. Queste tombe, che testmoniano il culto degli antenati,
venivano costruite in diverse forme, ma la più caratteristica era quella a "buco di serratura".
La costruzione di queste tombe continuò fino nel VII secolo, quando venne abbandonata a favore della cremazione buddhista.
Nei grandi tumuli venivano costruiti corridoi e giganteste stanze in cui veniva deposto il corpo del defunto.
Accanto gli si metteva una gran varietà di oggetti: simboli di ricchezza e autorità (specchi, corone, collane di pietre
preziose) o apparteneti alla vita quotidiana (spade, corazze, vasi di ceramica, utensili, ecc.).
All'esterno della tomba, venivano collocati cilindri di ceramica sormontati da figure, chiamate haniwa.
Non si sa con precisione quale fosse il loro scopo, se fungevano da guardiani della tomba o sostituivano le vittime
da sacrificare e interrare insieme al morto.
Queste figure comunque, danno un'idea sul modo di vivere di allora: gli uomini si vestivano con tessuti imbottiti, tipici delle
popolazioni nordiche di cavalieri nomadi, si proteggevano con corazze ed elmi, portavano lunghe spade e lunghi archi,
i loro cavalli erano bardati e con staffe; si adornavano con gioielli curvi a forma di dente, detti magatama.
Le loro case erano sollevate dal terreno, con un tetto di paglia molto pesante. La diffusione dell'uso del ferro
portò un notevole progresso nelle tecniche della coltivazione mentre la lavorazione della ceramica, cotta a più alte
temperature e di colore bluastro, si perfezionò ulteriormente. Al potere vi era quindi una classe di aristocratici
guerrieri che governavano su un paese agricolo abitato da contadini.
Documenti storici
La scrittura fu introdotta tardi in Giappone: le iscrizioni più antiche giunte fino a noi si trovano su spade e specchi
del 400-500 d.C., mentre le più antiche opere di carattere storico vennero messe per iscritto soltanto nel 700.
Esistono però documenti e iscrizioni storiche cinesi e coreane, su cui si possono controllare le storie giapponesi.
La più completa delle antiche descrizioni del Giappone si trova nel Wei chi,
cronaca cinese compilata prima del 297 d.C., in cui si parla del paese Yamatai, governato dalla regina Himiko.
In questo testo, funzionari e mercanti che lo avevano visitato, lo descrivono come una società molto ben ordinata,
con distinzioni di rango, nei quali si esprimeva il rispetto verso le persone superiori accovacciandosi ai lati della strada.
Il popolo faceva largo uso di bevande alcooliche ma era scrupoloso nell'osservanza delle leggi e praticava la divinazione.
All'interno vi erano diverse "nazioni", al capo delle quali c'erano re o regine.
Storiografia e mitologia
I più antichi documenti storici del Giappone sono il Kojiki ("eventi storici") compilato nel 712 e il Nihonji o
Nihon shoki ("annali del Giappone") scritto nel 720, ma non sono molto attendibili.
Questi testi comprendono infatti numerosi miti, leggende, storie e perfino imperatori, inventati di sana pianta per invidia
nei confronti del più vecchio e leggendario impero cinese.
Nel 1940, quando il governo giapponese celebrò con grande enfasi il duemilaseicentesimo anniversario della "fondazione" dello Stato
giapponese, seguiva alla lettera la cronologia del Nihon shoki che faceva risalire il primo imperatore giapponese nell'anno 660 a.C.
Questa data era chiaramente un'invenzione, a cui si era giunti risalendo nel tempo con un sistema di cicli storici importato dalla Cina.
Inoltre tale data era più vecchia del più antico imperatore cinese.
In realtà il Giappone giunse all'unità politica verso la fine del 200 d.C. o all'inizio del 300 d.C.,
al momento del passaggio dalla cultura Yayoi a quella Kofun.
Periodo Asuka (552-710)
(sezione in costruzione)
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