katakana

Alfabeto sillabico utilizzato per scrivere le parole straniere non provenienti dalla lingua cinese. La trascrizione in katakana in alcuni casi non è fedele alla pronuncia della lingua originaria, in quanto i suoni non esistenti nella lingua giapponese non hanno i caratteri corrispondenti. Esso descrive i suoni stranieri come possono essere trascritti secondo la fonetica giapponese.
Qui di seguito sono riportate tutte le sillabe con le relative trascrizioni in caratteri romaji.

Sillabe pure
aiueo
kakikukeko
sashisuseso
tachitsuteto
naninuneno
hahifuheho
mamimumemo
yayuyo
rarirurero
wa
n
gagigugego
zajizuzezo
dadedo
babibubebo
papipupepo
Sillabe composte
kyakyukyo
shashushesho
chachuchecho
nyanyugnenyo
hyahyuhyo
myamyumyo
ryaryuryo
kwawiwewo
gyagyugyo
jajujejo
didu
byabyubyo
pyapyupyo
titu
tsatsitsetso
fafifefo
vavivuvevo

Alcuni esempi

(Milano): le sillabe con la "L" non esistono, al loro posto si usano quelle con la "R"

(Siena): la sillaba "si", non esistendo, viene scritta con

(Pisa): in questo caso si usa ( si usa, ad esempio, per "Sassari")

(Roma): si scrive un trattino per indicare l'allungamento della sillaba che lo precede

(Pescara): in questo caso la "u" della sillaba è muta

(Sorrento): si scrive un piccolo per indicare la doppia che lo segue

(Vinci): ricordarsi che la sillaba trascritta con chi si pronuncia "ci"

(spaghetti): la sillaba trascritta con ge si pronuncia "ghe"




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